giovedì 27 settembre 2012
venerdì 21 settembre 2012
sabato 15 settembre 2012
mercoledì 1 agosto 2012
LA BOMBA IN BANCHINA
Non ha torto la dott.ssa Annarita Bova giornalista de La Nuova Ferrara, infatti i nostri fondali (ma non solo) sono colmi di residuati bellici di ogni tipo, genere e caricamento. Qualcuno pensa che conclusa la seconda guerra mondiale in Italia, molte munizioni non utilizzate siano state scaricate tra Adriatico e Tirreno. Da sempre questo portale evidenzia lo stesso problema in terraferma. L’ultima guerra tra operazioni di bombardamento, avanzamenti, ritirate militari colma il paese di residuati bellici, comprese le già micidiali “mine”. Oggi la notizia per mezzo de “la Nuova Ferrara: un villeggiante, un turista di passaggio, quest’ultimo scorge il perverso manufatto a ridosso di una banchina di Porto Garibaldi, nei pressi d’alcune scuole elementari e udite, udite, accanto ad una colonnina per rifornire le imbarcazioni. L’uomo intuisce il momento di grande pericolo, non perde tempo, telefona immediatamente ai Carabinieri di Comacchio. I militari tempestivamente sono sul luogo, increduli identificano il residuato bellico. E’ una bomba d’aereo risalente la seconda guerra mondiale. La recintano, creano aree di sicurezza, la piantonano, allontanano le folle di curiosi, contemporaneamente i Carabinieri tentano di spiegarsi in quale modo la bomba abbia raggiunto il piccolo molo. Non è possibile spostare una bomba d’aereo a mani nude. E’ troppo pesante, fosse pure da 100 libre. Questo particolare dovrebbe escludere la teoria del pescatore, dei pescatori. Non solo, un residuato bellico sommerso in mare da tanti anni muta aspetto, l’involucro si ricopre di piccole alghe, sassolini, sabbia e tanto altro. Altra sembianza assume la bomba se rinvenuta nel sottosuolo del luogo: un corpo sporco, unto di qualcosa di simile all’argilla. Anche in questo caso non sarebbe possibile spostare l’ordigno senza l’aiuto di un mezzo meccanico o idraulico.
Giovanni lafirenze
martedì 31 luglio 2012
LA BOMBA AD OLBIA: STORIA E TEMPI DA RISPETTARE
Premesso che in questo preciso momento storico irto di numerose
difficoltà economiche, puntualizzare quali dovrebbero essere le condotte
da perseguire in fase di scavo edilizio (e non solo) per non incorrere
nel rischio d’incocciare un residuato bellico potrebbe sembrare banale,
ma così non è. Infatti nessuna recessione giustifica scavi, scatolari,
trincee, senza una bonifica bellica preventiva, ancora peggio se codesti
lavori si effettuano nei pressi di ex depositi o polveriere militari in
uso alla prima o Seconda Guerra Mondiale. Naturalmente queste righe
sono orientate nei confronti della bomba d’aereo rinvenuta ad Olbia, in
pieno centro urbano, nei pressi di un ex deposito militare, a qualche
centinaio di metri sia dal fascio ferroviario sia da Via Redipuglia, una
bellissima strada la quale oltre ad essere frequentatissima è la via di
comunicazione (lungomare) che conduce al vicino porto della città. Il
tutto documentato da un lancio Ansa del 27 luglio 2012 il quale spiega
come un lavorante della ditta (…) comandato a riordinare, risistemare
due argini del Rio Gadduresu, nel pomeriggio del 26 (a poche ore dal
rientro a casa) per mezzo del mezzo meccanico incappa un tremendo
ostacolo. L’uomo è stato risparmiato da una bomba d’aereo residuato dei
bombardamenti dell’estate 1943. Olbia durante la seconda guerra mondiale
è stata colpita in ogni luogo, sia militare, sia civile. La struttura
portuale era strategicamente fondamentale, l’isola riceveva rifornimenti
da Civitavecchia, Livorno e Genova. Ma torniamo al rinvenimento
occasionale del 26 luglio, mi chiedo, ci dovremmo chiedere: questa crisi
giustifica la non inclusione della bonifica sistematica prima di
eseguire scavi edili ? Come può essere possibile per un progettista di
Salerno, (…) Olbia non includere nel progetto competente il rischio
bellico? In questo caso è stata commessa una grave leggerezza a scapito
della sicurezza sul lavoro e non solo (una bomba in città). La proprietà
o chi gestisce in questo caso il corso d’acqua, luogo del rinvenimento
non ha minimamente pensato a tutto ciò che ha patito la città nel corso
dell’ultima guerra? La presenza dell’ex deposito militare? Da non
credere ma è così. Forse committente, DL, responsabili alla sicurezza
inconsapevolmente hanno confuso storia della città con tempi da
rispettare a tutti i costi. Attenzione e che nessuno possa credere che
il pericolo sia impercettibile: “il 21 luglio a Treviso un uomo ha
subito numerosi danni fisici per aver volutamene provocato l’esplosione
di un piccolo (7.35) residuato bellico”. Non solo, l’esplosione del 19
luglio di una bomba a causa di un rogo tra i campi di Venafro.Immaginate l’esplosione di una bomba d’aereo (Fermo, Ostiglia docet…)
Giovanni Lafirenze
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